L’uomo e gli animali da affezione
L’uomo da sempre ha rapporti più o meno problematici con le specie del mondo animale del quale egli stesso fa parte anche se è separato dall’evoluzione cerebrale ed intellettiva che gli hanno consentito, con il progresso culturale e sociale, di elaborare tecniche per utilizzarle a proprio vantaggio. Dice L. Feuerbach: “La natura ha fatto dell’uomo il signore degli animali e gli ha dato le mani per domarli ed occhi ed orecchi per ammirarli” ma da noi dipende il giusto equilibrio fra diritti e doveri, tra le esigenze economiche e quelle della natura per assicurare il futuro delle altre specie. Oltre agli animali da reddito che dalla domesticazione gli servono per ricavarne le produzioni, il lavoro o la difese dal clima (carne, latte, lana, pelle, ecc.), l’uomo si avvale di animali da affezione per ricavarne compagnia (gioco, passeggiate), ma anche per obbiettivi terapeutici (la pet-terapy) ed altre utilità (aiuto nella caccia, attività circense, sport). La gran parte appartengono a un ristretto numero di specie, preferite per il loro aspetto o per il comportamento: cani (i primi ad essere addomesticati nell’età della pietra in Asia circa 11.000 anni fa) e gatti sono i più diffusi e in genere i mammiferi come cavalli, asini, elefanti, scimmie, foche, conigli, roditori. Ma anche uccelli (canarini, colombe, pappagalli) e pesci da acquario (di acqua dolce o salata), rettili, anfibi e, più raramente, anche artropodi.